Sicilia - Sicily





Diggià la Sicilia sorgeva come una nuvola in fondo all'orizzonte. Poi l'Etna si accese tutto ad un tratto d'oro e di rubini, e la costa bianchiccia si squarciò qua e là in seni e promontori oscuri. (Giovanni Verga)
Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. (Gesualdo Bufalino)

Isole che ho abitato verdi su mari immobili d'alghe arse, di fossili marini e spiagge ove corrono in amore cavalli di luna e di vulcani. (Salvatore Quasimodo)


Anche nelle zone più sconsolate batte un sole che riempie tutto di sé e trasumana le cose: ciò che altrove sarebbe indifferente, qui è divino perchè viene investito in pieno da una luce solidale, chiarificatrice di ogni minima struttura. (Sebastiano Aglianò)

Emergente solenne e candida sopra la verde campagna. (Mario Praz)  
 
In basso la costa sicula sfuma verso Catania,lo Stretto splende d'azzurro e i monti di Sicilia si levano da ogni parte con inattesi profili. E su tutti grandeggia candido l'Etna, la Montagna per antonomasia, a ricordare la potenza del fuoco che, oltre le vicende degli uomini, è la vera, immortale anima dell'isola. (Carlo Picchio)

Tutto ciò che la natura ha di grande, tutto ciò che ha di piacevole, tutto ciò che ha di terribile, si può paragonare all'Etna e l'Etna non si può paragonare a nulla. (Dominique Vivand Denon,Voyage en Sicilie 1788)

L'Etna nevoso, colonna del cielo d'acuto gelo perenne nutrice; mugghiano dai suoi recessi fonti purissime d'orrido fuoco, fiumi nel giorno riservano corrente fulva di fumo e nella notte ròtola rocce portando alla discesa profonda del mare, con fragore.
(Pindaro, Ode Pitica , 518- 438 a.C)

                                                                                                            
Per il siciliano così scriveva Dante nel De vulgari eloquentia;
Primieramente fermiamoci a considerare il siciliano: giacché sembra che queta lingua avanzi gli altri di gloria, perché ogni cosa che poetavano gli italici era detto siciliano e perché troviamo moltissimi dottori aver cantato in quel volgare al tempo loro, e qualunque cosa i migliori degli italiani producevano primieramente compariva alla corte di sì grandi sovrani ; e poiché il soglio regale era in Sicilia, ne venne che quanto in volgare i nostri predecessori divulgarono si disse siciliano ; ciò riteniamo noi, nè i posteri verranno a mutarlo. Questo scriveva Dante, che il siciliano definiva lingua nobile, aulica, modello che si accostava alla maestà del latino.